Rompere i cliché sulle grandi cadute del mercato azionario

Se ti chiedessi, da investitore, cosa ti viene in mente, prima di tutto, se dico le parole rischio, volatilità, paura, mi diresti sicuramente la grande crisi economica globale del 2008.

Ed è qualcosa di abbastanza logico, infatti poche persone possono dire di aver vissuto un altro periodo uguale o peggiore in Borsa, per non dire che nessuno (si capisce dai vivi). Basti ricordare che l’S&P500 (dividendi compresi) è sceso né più né meno del -37% quell’anno, che è stato il suo più grande crollo dal 1931 con la Grande Depressione. Sì, una fase molto difficile da gestire se l’orizzonte era il breve termine e che per un orizzonte temporale più lungo non è stato facile, anche se ora sembra il contrario (ovviamente, sapendo cosa è successo in Borsa dal 2009).

Dalla fine del 2008, l’S&P 500 è cresciuto di un non trascurabile 351% e in tutti questi anni ha subito perdite solo in un anno, nello specifico era nel 2018 ed era rimasto solo il -4,4%. Se facciamo i numeri parliamo di un aumento annuo del +14,7% (dal 1928 l’S&P 500 ha goduto di un rendimento annualizzato del +10%, decisamente migliore dei buoni del Tesoro a 10 anni che avevano un +5%).

Grafico: composto

Quanto sembra facile, vero? Beh, posso assicurarti che è vero il contrario. Guarda, l’anno scorso siamo tutti Manolete, è molto facile, sapendo cosa è successo dal 2009, dire che è stato un letto di rose perché la Borsa non ha fatto altro che salire e salire. Vediamo, dal market floor di marzo 2009, abbiamo avuto 25 correzioni che hanno superato il -5%. Aspetta, lo complico ancora di più, di quelle 25 correzioni, otto hanno superato il -10% e due erano sopra il -20%. Sì, certo, sappiamo già che molti diranno che non succede nulla, che i mercati non sempre salgono, che bisogna essere disposti a sopportare correzioni anche di una certa entità. Sì, è vero, ma dal detto ai fatti la strada è lunga.

Grafico: composto

Osservando le probabilità storiche delle diverse correzioni, possiamo mettere le cose in prospettiva. Storicamente si può osservare, in media, una correzione di almeno -10% ogni due anni, e una correzione del -20% ogni 4 anni. Se parliamo di una correzione del -30% sarebbe ogni nove anni e una correzione del -50% ogni vent’anni. Pertanto, il luogo comune che un investitore a lungo termine non ha problemi non funziona per me perché tutto ciò che accade nel frattempo è solo rumore e deve essere ignorato. No, se sei un investitore a lungo termine, è vero che sai che da statistiche pure e semplici dovrai affrontare forti correzioni, quindi è una questione di quando lo farai. Ma ti dico già che non ti sarà facile, perché non saprai mai se la correzione che devi vivere e soffrire corrisponde a -5%, -10%, -20%, -30% o -50%.

Grafico: composto

Al momento, sono passati quasi 8 mesi da quando l’S&P 500 ha avuto una correzione del -5% come si può vedere nel grafico Bespoke.

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Prisma del mercato azionario

per Ismael de la Cruz

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