Mercati e curve all’orizzonte

Sì, i mercati e le curve all’orizzonte sono la preoccupazione degli investitori, quindi lo spiegherò in dettaglio.

Stiamo entrando in una fase in cui storicamente è una delle peggiori fasi dell’anno per le Borse, nello specifico la fase che inizia il 19 settembre, come si può vedere nel grafico seguente di LPL Research.

Mercati e curve all'orizzonte

Ma aspetta, vedendo quel grafico potrebbe sembrare che la fase negativa si concluda con il mese di settembre stesso ed è così, dall’inizio di ottobre c’è stato un rimbalzo al rialzo, un tendenza rialzista che rimanga in vigore per il resto dell’anno e che superi i massimi dell’anno fissati nei mesi di maggio e giugno. Vedremo se la storia si ripete, sappiamo che i ritorni passati non assicurano ritorni futuri, ma la storia spesso fa rima.

Mercati e curve all'orizzonte

Quel che è certo è che finora il ampiezza del mercato era molto evidente con il 77% delle aziende che compongono il Indice S e P500 sopra di loro medie mobili 200 giorni rispetto al 59% nel caso del NYSE, ma questo è cambiato e quella grande ampiezza nell’S & P500 è scesa al di sotto del 72%, ponendo fine a una straordinaria serie di vittorie di 219 sessioni sopra il 75% (la seconda più grande serie nella storia).

Mercati e curve all'orizzonte

Nonostante tutto, a Wall Street iniziano ad essere un po’ nervosi, o almeno timorosi e si aspettano una correzione del mercato, come nel caso di “case” come Morgan Stanley, Citigroup, Deutsche Bank e Bank of America. E credono che dopo aver segnato l’S&P500 finora quest’anno 54 massimi storici credono che ci siano ragioni per una rottura, come l’eccessivo ottimismo tra gli investitori, le eccessive valutazioni aziendali, l’aumento del inflazione al di sopra di quanto pianificato e desiderato, la grande paura che la Germania ha di lui, interruzioni della catena di approvvigionamento. E ovviamente tutto questo, più che altro la questione inflazione, implica che sia la Federal Reserve degli Stati Uniti che la Banca Centrale Europea potrebbero anticipare le scadenze non solo per il affusolato (riduzione progressiva degli stimoli) ma anche per iniziare l’aumento dei tassi di interesse e le sue conseguenze.

Sì, è vero che a favore delle azioni gioca da tempo quello che a Wall Street chiamano TINA (There Is No Alternative), cioè chi vuole investire il proprio denaro per renderlo redditizio non ha alternative al titolo. Scambi ed è Quindi, la performance di obbligazioni e altri beni è simbolica, ma ci sono elementi delicati che devono essere presi in considerazione:

– La Fed comincerà a dare indicazioni su quando inizieranno il tapering e gli aumenti dei tassi di interesse e il mese di novembre o dicembre sarà sicuramente quello in cui daranno ufficialmente maggiori informazioni al riguardo.

– La Banca Centrale Europea sta cominciando a rendersi conto che l’inflazione aumenterà ad un tasso più alto del previsto e sarà sicuramente costretta, secondo il Financial Times, ad anticipare la data dei rialzi dei tassi di interesse.

– Abbiamo alla fine di questo mese di settembre (il 26) le elezioni in Germania Per sostituire l’attuale cancelliere Angela Merkel ea seconda del governo risultante dalle urne, i mercati agiranno in un modo o nell’altro.

– I legislatori statunitensi hanno tempo fino a metà ottobre e metà novembre per aumentare il tetto del debito o rischiare l’insolvenza.

– Nel mercato delle Opzioni si osserva che ci saranno maggiori volatilità in autunno negli Stati Uniti che nel Vecchio Continente. È vero che la volatilità degli ultimi 90 giorni dell’S&P 500 e dello Stoxx 600 è pressoché identica, ma in autunno, guardando al mercato dei futures Opzioni, sarà più alta nell’indice nordamericano.

Vi lascio infine l’andamento di alcune materie prime nell’ultimo anno:

Gas Naturale: + 126%
Benzina: + 95%
Petrolio WTI: +89%
Olio Brent: +86%
Alluminio: +61%
Zucchero: +61%
Caffè: + 52%
Rame: + 42%
Grano + 39%
Cotone: + 39%
Mais: + 26%
Legno: -2%
Oro: -9%
Palladio: -11%
Spia: -13%

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Prisma del mercato azionario

di Ismael de la Cruz

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