Anniversario che dobbiamo vivere e che resterà negli annali della Storia

Quando si verificano le effemeridi (un insieme di eventi importanti che si sono verificati nella stessa data, ma in anni diversi), è tempo di rivedere un po’.

Poco più di un anno fa, nell’ultimo tratto di febbraio, Wall Street ha vissuto una giornata difficile con l’S&P500 in calo di quasi -2,50% e il Nasdaq -3,55%. Il motivo principale è stato l’aumento dell’obbligazione statunitense a 10 anni all’1,61% e cioè che 12 mesi fa era allo 0,30% (ricordiamo che l’interesse sull’obbligazione si muove nella direzione opposta al suo prezzo). Ebbene, il bond USA a 10 anni torna nella stessa area…..

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Sempre qualche giorno fa è stato il primo anniversario di una giornata terrificante sui mercati azionari mondiali. Lo Stambecco 35 è sceso in un’unica seduta, il famoso 12 marzo, del -14,06%, cosa mai vista prima (il record precedente era -12,35% nell’estate 2016 per via del referendum Brexit). Almeno non ci è voluto molto per fare terreno e pochi giorni dopo ha segnato i minimi annuali a 6107 punti. L’Europa non è che ha fatto molto meglio, infatti il ​​Dax tedesco è sceso del -12,25%, il Cac gallico del -12,29% e il Ftse del Regno Unito del -11,70%. Anche i mercati azionari statunitensi sono scesi ma molto meno, l’S&P500 -8,72%, il Dow Jones -9,20% e il Nasdaq -8,64%.

Nella Borsa spagnola, ci sono stati settori fortemente colpiti, come il settore del turismo (IAG, Meliá, Aena, ecc.) che è sceso tra -15 e -16,60%, così come banche con crolli tra -15% e 17,70% del Banco Sabadell.

Il peggio è passato senza dubbio. I mercati azionari hanno iniziato un forte rally rialzista a marzo che ha portato alcuni mercati non solo a recuperare i livelli pre-pandemia, ma a raggiungere i massimi storici, come è avvenuto con il Dax tedesco e l’S & P500, Dow Jones e Nasdaq. Lo Stambecco ha recuperato oltre il 30% ma è ancora uno dei più lontani dai livelli pre-crisi, proprio per la sua elevata esposizione al settore turistico, leisure e bancario, esattamente l’opposto del selettivo tedesco.

Una menzione particolare merita la Borsa giapponese dallo scorso 9 novembre con l’MSCI Japan in rialzo del +16% e il Nikkei che ha raggiunto i massimi da 30 anni. Ed è che i tassi di cambio costituiscono un vento in poppa per il mercato giapponese, lo yen si è indebolito del 5,6% contro il biglietto verde e sappiamo già che una valuta giapponese che si deprezza implica che le esportazioni del paese (che per altro giocano un ruolo chiave nel PIL prodotto) sono più attraenti per gli investitori.

In ogni caso, da un punto di vista storico, l’Ibex 35 ha una redditività annualizzata del +3,5% dal 1900, sì, lontano dalla media internazionale che è +5,5% e da Wall Street che è +6,8%. Ma la Borsa spagnola supera la redditività annualizzata delle obbligazioni del Paese (+ 2,1%) e delle Lettere (+ 0,2%). Se però ci concentriamo solo sugli ultimi 20 anni è stato il contrario, dal momento che la redditività annualizzata della Borsa è stata del +2,7% e quella delle obbligazioni +5,5%.

Le banche europee rimangono una buona opzione di investimento a lungo termine, sostanzialmente per i seguenti motivi:

  • La restituzione della distribuzione dei dividendi tra i suoi azionisti, ovviamente, soggetta a determinati requisiti o condizioni da parte della Banca centrale europea).
  • Il miglioramento delle aspettative economiche e il ritorno alla normalità grazie all’arrivo di vari vaccini.

Infine, e visto che si parla tanto del timore di una ripresa dell’inflazione dovuta al forte rialzo del prezzo di un barile di petrolio, dire che ci sono alcune aziende del Vecchio Continente che potrebbero beneficiare quando la Federal Reserve rialzerà tassi di interesse, come BASF, Wacker Buzzi, St Gobain, Rheinmetall, Nordea, Michelin, Maersk, Persimmon. Purché teniamo a mente due domande chiave al riguardo:

  • Che l’aumento dei tassi di interesse da parte della Fed non superi il 5%.
  • Che i rialzi dei tassi non abbiano un ritmo diabolico, ad esempio più di 40 punti al mese.

Un altro fatto storico che vi lascio. L’S&P500, dal 1950 al 2019, se prendiamo il 15 marzo (che è oggi), ha avuto un rendimento medio del +0,25%.

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per Ismael de la Cruz

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